Wednesday, 2 April 2014

La situazione del legno e delle foreste in Italia

Fantoni (Assopannelli): «Le imprese boschive straniere tagliano il legname in Italia e lo rivendono alle nostre aziende».
Pur potendo contare su un patrimonio forestale di circa 11 milioni di ettari (pari al 36,2% dell’intera superficie nazionale) il nostro Paese è in Europa quello con il più basso grado di autosufficienza nell’approvvigionamento di materia prima legnosa. Alla base di questa paradossale situazione vi è il perdurare dello scarso livello di prelievo di materia prima legnosa che, con un totale di 8 milioni circa di metri cubi annui, di cui il 66% composto da legna da ardere, arriva a uno scarso 25% dell’incremento legnoso potenzialmente asportabile (a fronte del 65% della media europea). Fanno eccezione gli impianti di pioppo della Pianura Padana, il cui tasso di produttività è superiore ai 20 metri cubi annui per ettaro. Ma nonostante questa nota positiva anche nel settore pioppicolo non mancano le criticità, come spiega Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli a margine dell'Assemblea Annuale 2013: «Dai primi anni Ottanta abbiamo assistito a un costante disinteressamento delle istituzioni nei confronti di un comparto che contava oltre 62.000 aziende, con vincoli ambientali sempre più penalizzanti che hanno avuto effetti pesantissimi sull’intero sistema». Sta di fatto che, dal 1980 al 2010, sono drammaticamente calate sia la superficie coltivata a pioppo sia il numero delle aziende: 39.000 ettari e 18.000 realtà pioppicole contro 170.000 ettari e 62.000 aziende di fine anni Settanta. «Fortunatamente, il ministero ha recentemente recepito nell’ambito della Pac (Politica agricola comune) la nostra richiesta di ridurre il fermo biologico da 24 a 12 mesi. Una notizia importante che sicuramente faciliterà gli interessi del pioppicoltore all’investimento», aggiunge Fantoni.
Da un’analisi delle potenzialità delle foreste italiane risulta che la percentuale di utilizzo potrebbe quantomeno raddoppiare (50-55%), senza creare squilibri di carattere idrogeologico, anche in considerazione di una media europea che si stima intorno al 65-70%.
Ma mentre noi continuiamo a non valorizzare tale patrimonio, i nostri vicini al di là delle Alpi, alle prese con una carenza di materia prima che sta pesantemente impattando sull’attività delle segherie locali, hanno capito che da noi possono trovare legname di qualità in abbondanza. «Continuare a considerare i nostri boschi poveri e scarsamente produttivi come abbiamo fatto negli ultimi anni, si sta rivelando un grosso errore. E ciò è dimostrato dal fatto che assistiamo, con sempre maggiore frequenza, al fenomeno di imprese boschive austriache, francesi e slovene che vengono da noi ad acquistare lotti boschivi da cui ricavano legname di qualità che, dopo aver lavorato nelle proprie segherie, rivendono alle nostre imprese», spiega Fantoni.

Fonte: Federlegnoarredo.it

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